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Assenzio
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1 ottobre 2006

Absinthe e dintorni



Eccomi di nuovo a scrivere qualcosa, o meglio a “copiare e incollare”. Non perché non abbia voglia di sforzarmi un po’, ma perché, volendo postare qualcosa sull’assenzio dopo un bel po’ di tempo, ho pensato di usare le pregevoli dissertazioni che si trovano in siti come Sifattack o Assenzioitalia.

Proprio da quest’ultimo sito ho preso la seguente risposta ad una F.A.Q., una domanda classica posta da chi si avvicina per la prima volta alla Fata Verde: L’absinthe che compro oggi è diverso da quello dell’800?

Ecco la risposta:

 

“L’absinthe oggi è tornato in voga grazie alla continuità produttiva della Spagna. Agli inizi degli anni ’90 il signor Hills tornò a Praga dalla Spagna portando con sé una bottiglia di absenta deciso a rilanciare l’azienda di famiglia producendo absinthe. Purtroppo il prodotto di Hills era tutt’altro che absinthe, ciononostante in breve tempo divenne così popolare da indurre altri produttori di Praga e di tutto l’est europeo a produrre absinth simili all’Hills. Intanto l’absinth Hills stava spopolando anche in Inghilterra, un altro dei pochi paesi che non mise mai al bando l’absinthe. Le distillerie spagnole non guardarono l’ascesa dei prodotti dell’est restando ferme: decisero che fosse giunto il momento di dare una svolta al loro mercato. Fu così che misero da parte le loro antiche ricette favorendo nuove versioni molto più simili ai pastis di Marsiglia e iniziarono una produzione decisamente più economica grazie agli oli essenziali. I nuovi absinthe spagnoli volevano, almeno negli intenti, esser più simili agli antichi absinthe di quanto lo fossero i prodotti dell’est, pur restano ancora lontani dal tanto temuto vero absinthe. Il fatto che le nuove ricette altro non fossero che “pastis complessi” avrebbe dovuto semplificare l’esportazione in tutta Europa. Le cose in realtà non furono così semplici perché il timore dell’absinthe ostacolò non poco l’espansione del mercato spagnolo, specialmente in Francia dove l’orgoglio nazionale li rifiutava anche come “pastis complessi” poiché prodotti in Spagna. La manovra di mercato spagnola contribuì comunque non poco al ritorno della fata verde. Poco a poco il mito ritornava a galla e sempre più produttori immettevano sul mercato il loro absinthe. In particolare, dopo il tentativo spagnolo, alcune produttrici del sud della Francia, decisero azzardatamene di produrre pastis con estratti di artemisia absinthum. Anche una compagnia inglese decise di mettersi in gioco cercando di riprodurre un absinthe il più fedele possibile a quelli del XIX secolo, chiedendo anche consiglio a Marie Claude Dehalaye, responsabile del museo dell’absinthe. Purtroppo tutti questi tentativi sul filone degli absenta iberici erano ancora ben lontani dall’essere paragonati ai veri absinthe. Ad ogni modo il mercato veniva sempre più invaso da nuovi liquori che sostenevano essere l’unico vero absinthe, i giornali iniziarono a parlarne, la fata divenne protagonista di alcune scene memorabili di diversi film…così che alla fine, quelle poche distillerie antiche di absinthe ancora in attività decisero di tentare ancora, dopo tutti quegli anni di proibizionismo a distillare il loro vero absinthe. Una volta fatta la distillazione vennero fatti adeguati controlli per confermare che il prodotto potesse effettivamente essere venduto legalmente e alla fine, solo alcune volte con minime modifiche alle ricette originali, anche i veri absinthe dell’800 sono tornati in produzione. Abbiamo quindi oggi 3 categorie di alcolici etichettati absinthe:
-quelli che seguono il filone di Hills; sono prodotti la maggior parte delle volte molto scadenti, che non ricordano nemmeno lontanamente l’absinthe, con sapori sottili e artificiali. Questo tipo di prodotto generalmente proviene da Praga, dall’est Europa ma anche da Francia, Germania, Portogallo, Austria, Spagna, e Italia.
-quelli che seguono il nuovo concetto di absenta spagnoli; sono prodotti generalmente di qualità mediocre, pensati esclusivamente per la vendita di quantità e non di qualità. Hanno uno spiccato sapore di anice stellato che il più delle volte diventa quasi stucchevole. Generalmente sono sufficientemente dolci da poter essere bevuti senza zolletta. Di questi absinthe moderni troviamo molte etichette spagnole, francesi ma anche tedesche
-quelli originali, intendendo con questo termine gli absinthe preparati con il metodo classico di macerazione e distillazione seguendo le antiche ricette. Sono prodotti di alta qualità provenienti quasi esclusivamente da Francia e Svizzera, con dovute eccezioni in Spagna e persino in Italia e Austria. Fanno eccezione alcuni absinthe che, pur non essendo tecnicamente originali perché non hanno una tradizione alle spalle, hanno un sapore autentico che li avvicina più agli originali piuttosto che ai moderni absinthe.”




permalink | inviato da il 1/10/2006 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

22 giugno 2006

...e torniamo a parlar d'assenzio.



Uno degli amici del sito www.sifattack.com mi ha scritto complimentandosi delle recensioni di assenzio che ho preso dal loro sito. Grazie a te, Haylander, per la visita! Questo commento di Haylander mi ha dato l’idea di scrivere un altro post sulla mitica Fata Verde.  Così, dopo la bella cena greca che spero abbiate fatto, a base di Moussaka e Tzatziki, potete digerire con questo assenzio di cui vi parlo ora. Si tratta di uno dei migliori assenzi al mondo. Berlo è un’esperienza assolutamente unica. Ma siccome le mie parole possono essere insufficienti, mi affido alla bella recensione che fa di questo prodotto l’esperto del sito Sifattack. Ascoltiamo le parole di Dreamweaver che ci decanta il Verte Suisse :

 

“eccomi alla recensione di questo prodotto. l'impresa sarà ardua, perché vorrei cercare di farvi assaporare tutto il fascino di questo prodotto mentre leggerete....vediamo... 
il Verte suisse  è il frutto di un caso del destino: una bottiglia intatta e perfettamente consevata di F.C.Berger (uno dei tanti absinthe che la berger produceva a Couvet. Questo in particolare era verde e destinato al mercato francese), capitata nelle mani di T.A.Breaux, un noto profondo conoscitore dell'absinthe, nonché titolare della Jade absinthe e chimico.
Breaux fece analizzare il contenuto della bottiglia e da quelle analisi, con l'aiuto di esperti chimici e botanici è riuscito nell'impresa: ha clonato il mitico F.C.Berger.[…]. Cosa di non poco conto (stavo dimenticando) Breaux distilla i suoi absinthe (quindi nouvelle orlean e Verte Suisse ) negli alambicchi originali della pernod di Pontarlier che acquistò qualche anno fa. Le bottiglie inoltre le tappa personalmente (così mi hanno detto...secondo me intendevano che controlla personalmente l'imbottigliatura....) con tappi in sughero e poi sigillati con cera lacca.
Ecco i dati tecnici del Verte Suisse :
bottiglia da 0,75l di vetro scuro (la stessa del nouvelle orlean);
nessuna etichetta salvo una piccolina piccolina in fondo, dorata con scritto "absinthe Verte Suisse" , liquori jade, prodotto in francia 65° 750ml.
Aprendo la bottiglia il profumo è alcolico, erbaceo e ricco.
Il colore verde smeraldo (quello chiaro per intenderci, non smeraldo scuro) è frutto di una macerazione naturale. nel bicchiere l'odore diventa più forte e l'artemisa absinthum prevale e prende il naso. Puro è gradevolmente saporito, ma l'alcool domina.
Aggiungo acqua e zucchero come da tradizione francese […]: le prime goccioline d'acqua cadono nell'absinthe senza interferire nel louche, ma l'odore inizia subito a trasformarsi in profumo...
Il louche parte subito qualche goccia dopo, e un profumo floreale incredibile inizia ad uscire dal bicchiere.
Facendo bene attenzione ho notato due louche: un primo più leggero e trasparente (per le prime goccioline) subito raggiunto da un louche intenso e bianco grigiastro con riflessi verdognoli: davvero un ottimo losche. […] Ora il bicchiere è pronto e la stanza profuma veramente di un misto floreale/erbaceo.
Annusandolo da vicino il profumo è leggermente amarognolo: viene fuori l'issopo, la menta e l'artemisia absinthum.

Assaggio:
ecco! Ecco cosa lo differenzia da quasi tutti gli altri absinthe: qui non senti prima l'anice, poi la melissa e poi l'artemisia e via dicendo: qui tutti i sapori sono contemporanei: un rincorrersi di artemisia (subito presente dal primo momento che l'absinthe tocca le papille gustative) con badiana (che si sente appena!) dell'anice verde, dell'issopo....appena riconosci la melissa, senti la menta, e poi ancora l'anice e l'artemisa, e il coriandolo! Insomma: è un unico complesso sapore, ricco e inscindibile in "sottosapori".
In generale è leggermente amarognolo (come è giusto che sia), e ha un discreta persistenza in bocca, ma ancora più in gola (lo so che è strano...ma sento il sapore più in gola che in bocca dopo aver deglutito).
Ecco come deve essere un absinthe di qualità”.




permalink | inviato da il 22/6/2006 alle 19:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

26 febbraio 2006

Assenzio.

Montmartre 65

Riprendiamo dopo un bel po’ di tempo il discorso sull’assenzio. Eravamo rimasti alla recensione del Verte de Fougerolles, un assenzio veramente notevole, di grande fascino e prodotto seguendo una ricetta originale. Stesso discorso si può fare per un altro interessante absinthe, non francese ma austriaco, il Montmartre 65 ,  prodotto dalla distilleria Fischer e dalla Tuivels Absinthe Haus. Come al solito, mi affido alle sapienti parole dell’”absinthe guru” del forum sull’assenzio del sito www.sifattack.com. Ecco cosa dice Dreamweaver:

“Il colore è il tipico colore verde dovuto alla macerazione. Ricorda molto il colore del Verte de Fougerolles. Aprendo la bottiglia il profumo che fuoriesce è davvero notevole: speziato direi ed intenso. Il louche non è istantaneo come in altri absinthes, impiega un po' a nascere frutto dell'assenza di badiana (anice stellato).

Una volta terminato il louche il profumo diventa più morbido, ma resta l'aspetto speziato simile a quello dell'amer (anche se ha aspetti diversi).

Il primo assaggio: l'artemisia absinthum è molto presente in tutta la sua dimensione aromatica che subito si intreccia con un bouquet di aromi unico mai sentito in altri absinthe: il cinnamomo, l'angelica e la buccia di arancia e limone sono lì, assolutamente non invasivi, solo a incorniciare l'aroma di artemisia absinthum e anice verde (che sembrano una cosa sola). La morbidezza data dal finocchio e l'aspetto erbaceo dell'issopo si riconosco perfettamente ma restano sotto ai profumi sopra elencati.

Concludendo direi che il Montmartre 65 è un absinthe estremamente complesso, ricco e diverso da qualsiasi altro absinthe. Una piacevolissima scoperta! Certo che un palato allenato ai prodotti jade potrebbe sentire che la qualità dell'alcool è differente (nel Montmartre 65 si sente molto di più alla fine) ma devo ammettere che questo absinthe si può mettere sullo stesso gradino di absinthe come gli jade, d'altronde è un absinthe d'epoca anche questo […]”.


Buona bevuta!


MR.'.




permalink | inviato da il 26/2/2006 alle 17:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

10 novembre 2005

Assenzio

Apriamo la sezione delle recensioni con il Verte de Fougerolles. Allego quella pregevole che se ne fa sul sito www.sifattack.com:

 "Il colore è il solito verde "olio d'oliva" con sfumature però più "spente" e più chiare di altri absinthe dal colore simile.
Il profumo è tipico degli absinthe della distilleria Devoille [...], ovvero profumo di alcool simile alla grappa. [...] Nel profumo si riconosce anche l'anice verde, l'artemisia absinthum e l'issopo.
Il louche [ovvero l'intorbidimento che sopraggiunge quando si mescola con l'acqua. N.d.MR]  è bello e si evolve delicatamente ma intensamente sino al tipico colore verde biancastro con sfumature gialline. 
E' da ricordare che questo absinthe è molto particolare perché viene preparato distillando ogni singolo ingrediente [...] e poi solo alla fine vengono tutti riuniti per essere colorati grazie ad un delicato e preciso metodo di macerazione.
Il profumo dopo l'aggiunta dell'acqua si fa più invitante e floreale. I semi di anice verde risaltano più di tutto il resto, seguiti a ruota da issopo e artemisia absinthum. Anche la melissa si sente.
In bocca i sapori si mescolano molto bene facendo risaltare un perfetto bilanciamento tra artemisia absinthum, semi di anice verde e issopo.
Anche il finocchio si sente discretamente, ma in questo absinthe [...] resta sotto i 3 ingredienti sopra citati.
Certo che il caratteristico alcool [...] utilizzato dalla Devoille lascia un caratteristico aroma in bocca, qualcosa che caratterizza particolarmente questo absinthe.
[...] La rafinatezza del processo di distillazione risulta essere l'arma vincente di questo absinthe, poiché ha permesso di esaltare al pieno le caratteristiche di ciascun ingrediente, specialmente dell'artemisia absinthum. [...]
Il verte de fougerolles riesce a piazzarsi tra gli absinthe verte di alto rango, anche se probabilmente occorre un po' di tempo prima di poterlo apprezzare del tutto".




permalink | inviato da il 10/11/2005 alle 19:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

2 novembre 2005

ASSENZIO


                                Degas. La bevitrice d'assenzio


Parte III - cenni storici sull'assenzio

E adesso ritorna...

Nel 1998 Radomir Hill nella Repubblica Ceca, tenta di rilanciare la distilleria di famiglia oramai in declino e una bottiglia di Absenta importata dalla Spagna gli suggerisce l'idea: produrre l'Hill's Absinth.
Non ci volle molto per diffondere la sua bevanda singolare che poco ha a che vedere con l'antico absinthe consumato dagli artisti; ma la frenesia e la curiosità dei turisti di Praga e non solo sopperisce all'evidenza dei fatti, quindi l'Hill's Absinth pur non essendo un vero absinthe ottiene un successo strepitoso, tanto da giungere fino a Londra.
Con l'unione Europea e la maggior elasticità delle leggi, altre ditte come la Pernod ricominciarono a produrre Absinthe, limitando con mezzi moderni la concentrazione di Tujone, l'alcaloide contenuto nell'assenzio responsabile (secondo alcuni…) delle allucinazioni e dell'assuefazione. Cercando tra le marche più serie, si riesce ancora oggi a ritrovare dei prodotti paragonabili al vecchio Absinthe.
Inoltre il rituale usato per preparare l'assenzio ha un qualcosa di iniziatico che ne aumenta il fascino.

Esistono diversi modi per berlo:
- Alla francese (rituale originale)
- Flambé
- Liscio.

- Francese

    

Si versa nel bicchiere una quantità ragionevole di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito - forato - con una zolletta di zucchero sopra, e, con una brocca, si fa gocciolare dell'acqua ghiacciata sullo zucchero per stemperarlo dolcemente.
L'acqua e lo zucchero vanno ad allungare ed addolcire l’amarezza dell'assenzio, e si dice, anche ad aumentare gli effetti del tujone.
L'assenzio bevuto in questo modo rimane fresco e con un gusto dolce al punto giusto.

- Flambé (bohemien)

   
Si mette prima di tutto il cucchiaino traforato con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l'assenzio che bagna la zolletta di zucchero e che successivamente va a cadere nel bicchiere.
Fatto questo si incendia la zolletta ed il fuoco va a caramellare lo zucchero che gocciolando incendia anche l'assenzio.
Fatto caramellare per una quindicina di secondi si spegne il fuoco e si allunga la miscela con acqua.
Questo metodo rende l'assenzio caldo e inebriante, tuttavia non è il vero rituale e ne altera il sapore.

- Liscio

Si prende un bicchierino da grappa, lo si riempie di assenzio e lo si beve.

Ovviamente il sapore della Fata verde varia da rituale a rituale, quindi la scelta del rituale preferito è a discrezione del consumatore.

Notizie fornite nel sito www.sifattack.com




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31 ottobre 2005


ASSENZIO


Parte II - cenni storici sull'assenzio


"Moltissime opere d'arte, dalle poesie ai quadri, furono dedicate alla Fata Verde; quando nella Parigi fin de siecle rintoccò l'ora verde, ne vennero consumati milioni di ettolitri.
L'ora verde andava dalle 17 alle 19 e coincideva con l'ora dell'adulterio…
Verso gli inizi del ventesimo secolo erano gia serpeggianti delle voci secondo le quali l'assenzio aveva delle proprietà non del tutto controllate, e il suo abuso, nonché la assuefazione, cominciò a far sospettare che esso non era un normale liquore, bensì una droga.
Il bevitore di vino tende all'allegria, alla socializzazione; il bevitore di birra ha una ubriacatura pesante; il bevitore di assenzio è invece perso nelle sue fantasticherie, la sua creatività raggiunge livelli massimi.  Forse anche per questo fu la bevanda degli artisti.
Emile Zola ne descrive gli effetti devastanti sulle classi sociali più umili e la piaga sociale che ne deriva. Egli scrisse:
"Finisce sempre con uomini ubriachi e ragazze incinte".
Incisivo fu anche Ernest Dawson, morto a 33 anni a causa dell'alcolismo, in una lettera scritta ad un suo amico:
«In realtà è un errore invaghirsi dell'assenzio. Come alcol robusto, è inferiore al nostro vecchio scotch. Io stamattina mi sono svegliato con i nervi a fior di pelle e un alito pestilenziale. Capisco che l'assenzio aumenta l'acidità [absinthe makes the tart grow fonder]. È estremamente nocivo per la pelle. Non ho mai avuto un aspetto così vizioso come questa mattina»

Nel 1905 accade l’inevitabile…

«Una crema di menta, un cognac e soda, sette bicchieri di vino e un caffè corretto al brandy; poi un altro litro di vino, un’ulteriore innaffiata di brandy e due bicchieri di assenzio».

Queste sono le tappe che i giornali dell'epoca hanno ricostruito riguardo quel 28 agosto alcolico che segnò una svolta per la Fata Verde
Il robusto bevitore osservato è Jean Lanfray, contadino di 31 anni abitante nel Canton Vaud in Svizzera, che dopo una giornata passata a bere, tornò a casa ed uccise a colpi di fucile la moglie e le due bambine.
Grande importanza fu data ai 2 bicchieri di Assenzio, il quale era sospettato di proprietà allucinogene.
Questa efferata barbarie sparse il terrore nel cantone svizzero, nel quale la gente vide materializzarsi l'incubo che in realtà l'assenzio non fosse una Fata Verde, ma un veleno verde. Fu dato grande rilievo anche alle allucinazioni omicide di cui si parlava ormai da qualche anno.
Certo non aiutò a salvare l'onore della Fata Verde il colpo di pistola che Verlaine sparò a Rimbaud, nè l'orecchio che Van Gogh si recise dopo aver bevuto assenzio.
Nel 1907 in Svizzera fu firmata una petizione che condannò l'assenzio al bando, in Francia fu vietato nel 1915 e grazie anche alla guerra mondiale che distolse gli sguardi dai cafè parigini alle trincee, l'absinthe scomparve lentamente.
Questa fu la fine di un mito." Almeno fino ad oggi…


(notizie fornite dal sito  http://www.sifattack.com/)




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26 ottobre 2005


ASSENZIO

PARTE I – cenni storici sull’Assenzio

 

 

 

“Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo!”

 

Oscar Wilde

 

 

Il noto poeta era tra coloro che andavano pazzi per la famigerata bevanda dal caratteristico colore verde. Ed era in illustre compagnia: Van Gogh, Modigliani, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e tanti altri ancora, erano assidui fruitori della Fee Verte, la Fata Verde. Ma che cos’è, in realtà, l’assenzio? Quali sono le sue vere caratteristiche? È veramente così pericoloso? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza...

“Nel lontano 1830 le truppe francesi stavano tornando trionfanti dalla conquista in terra di Algeria; questi uomini non tornavano come semplici vincitori di una guerra, bensì vittoriosi anche su diverse malattie allora letali, quali la dissenteria, la malaria, il tifo…
Portavano con sè la pozione che a loro dire li avrebbe preservati dai malanni: un infuso di Artemisia Absinthium, una pianta spontanea che cresce in gran parte dell’Europa ed in Italia in particolar modo.

Le proprietà officinali di questa pianta erano conosciute fin dall’antichità, infatti un papiro egizio rinvenuto in una spedizione riportava la ricetta di un’essenza curativa a base di Artemisia Absinthium. Nella Bibbia invece si trova sempre in pessima compagnia di piaghe e lamentazioni.
La magica pozione venne commercializzata da Henri-Luis Pernod nel 1805 e venne chiamata Absinthe che tradotto in italiano equivale ad Assenzio.

La ricetta di questa prima apparizione della mitica Fata Verde era questa:
Mettete a macerare per un minimo di 12 ore, in 95 litri di alcool (85% di gradazione), le seguenti piante essiccate: 2,5 kg di artemisia absinthium (assenzio maggiore o romano), 5 kg di anice e 5 kg di finocchio - altre fonti aggiungono issopo, succo di limone, angelica, anice stellato (che, all’epoca, contribuì alle fortune del mistrà marchigiano), dittamo (pianta erbacea aromatica della famiglia delle Rutacee), ginepro, noce moscata e veronica. Aggiungete 45 litri di acqua e distillate. Dal liquido ottenuto (circa 95 litri), prelevatene 40 litri, e aggiungete un altro chilogrammo di assenzio, un chilogrammo di issopo e 500 chilogrammi di succo di limone; scaldate a moderata temperatura, filtrate, e aggiungete i rimanenti 55 litri di distillato. I circa cento litri finali di assenzio saranno ricondotti a una gradazione alcolica di 75 per cento con un’ulteriore diluizione in acqua.

Questo aperitivo con 68° di percentuale alcolica ebbe un tale successo di massa che il suo utilizzo spaziava dal ricco borghese, all'artista e al proletario. Il fatto di essere così gradita tra il popolo, ne fece la bevanda più consumata, a discapito delle aziende vinicole che persero grandi percentuali di vendita.
L'Absinthe forniva una economica alternativa per ubriacarsi, ed altre aziende (oltre alla Pernod di Pontarlier) cominciarono a produrre il loro Absinthe con materiali a bassissimo costo per giocare fino in fondo la carta della concorrenza.
Questi Assenzi a basso costo altro non erano che prodotti adulterati e molto pericolosi per la salute del consumatore. Infatti diversi produttori non esitavano a mescolare nel loro Absinthe il solfato di rame per dargli un colore più accattivante, e spesso veniva utilizzato alcool di grano al posto di quello ottenuto dalla fermentazione dell'uva…”

 

(Notizie fornite dal sito www.sifattack.com)

 

Fermiamoci per adesso con la nostra storia per fare alcune considerazioni.

La fortuna dell’Assenzio per tutto l’800 e per i primi anni del ‘900, è legata a vari fattori. Il primo riguarda l’utenza: poeti, pittori ed artisti erano una buona pubblicità. Tuttavia essa non giustificava una diffusione così vasta. In realtà vi era, a quell’epoca, una piaga assai grave e, potremmo dire, endemica. L’alcolismo. Giacché l’Assenzio era divenuto di moda (ecco un altro fattore della sua fortuna), fu incluso nel consumo di migliaia di alcolisti, cosa che ne moltiplicò la diffusione. Siccome però l’Assenzio di qualità era costoso, come spiegato sopra, i produttori, fiutando l’affare, cominciarono a produrre Assenzi scadenti, ricchi di sostanze nocive e, talvolta, letali. La diffusione di questi Assenzi nelle classi meno agiate, causò innumerevoli danni. In realtà non era l’Assenzio a far danni ma i suoi cloni più scadenti. La stessa sostanza incriminata di essere nociva alla salute – il thujone, un terpene presente nell Artemisia – non era per nulla più dannosa degli effetti dell’alcool da solo.

Furono dunque una serie di coincidenze e di manifesta malafede a instillare nei governi e negli studiosi il sospetto che l’Assenzio facesse davvero male alla salute.

 

Ma di questo parleremo nella prossima puntata.




permalink | inviato da il 26/10/2005 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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